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L’incontro con il teatro avviene casualmente  nel 1984, grazie a una piccola parte nell’Antigone di Sofocle, in scena nella Casa di Reclusione di Rebibbia. Nasce la passione.

Insieme all’educatore del carcere Antonio Turco, scrive il suo primo spettacolo teatrale “Bazar Napoletano” rappresentato nel dicembre 1986 al teatro Argentina di Roma.

 “Avevo paura incattivire l’anima, decisi forse inconsciamente di crearmi un pezzo di paradiso in quello che metaforicamente tutti noi detenuti paragoniamo a un “inferno”,

inizia così un percorso di studi che lo avvicina sempre più all’arte.

Nel 2002 forma la compagnia teatrale “Liberi Artisti Associati” con la quale è in scena tutt’oggi.

 

 

 

Bazar Napoletano

di Cosimo Rega

Regia: Massimo Antonelli

Compagnia Stabile Assai dell’Istituto di Rebibbia

1987 – Teatro Argentina (Roma)

 

“Bazar Napoletano” è un’operazione teatrale durata 3 anni. L’idea di raccontare Napoli attraverso i racconti dei detenuti di quella terra, fu fondamentale per mettere insieme una ballata popolare che, dopo essere stata rappresentata due volte all'interno dell'istituto di Rebibbia e per due volte ripresa da RAI 2 che ne diede ampia notizia, fu portata in scena il 22 dicembre 1987 al Teatro Argentina a Roma. Lo spettacolo fu il primo esperimento al mondo di un’opera teatrale recitata dai detenuti di Rebibbia che ottenne grande successo.

Natale in casa Cupiello

di E. De Filippo

Regia: Cosimo Rega

Compagnia Teatrale “Liberi artisti associati”

2002 – Teatro Libero di Rebibbia N.C.

 

 

Napoli Milionaria

Commedia di E. De Filippo

Regia: Cosimo Rega

Compagnia Teatrale “Liberi artisti associati”

2002 – Teatro Libero di Rebibbia

Interpreti (e personaggi) in ordine alfabetico: Giovanni Arcuri (Ciappa), Salvatore Buccafusca (Il Dottore), Basilio Cariati (Federico), Francesco Carusone (Finanziere), Giuseppe Cocomeri (Peppe “O cricco”), Antonio Cristiano (Maria Rosaria), Gaspare Cuntrera (Pasqualino o pittore), Domenico Di Giovanni (Miezo Prévete), Antonio Forentino (Assunta), Pasquale Giordano (Adelaide), Leonardo Ligorio (Garibaldi), Gennaro Migliore (Amedeo), Giovanni Pistillo (Errico Settebellezze), Ennio Proietti (Riccardo Spasiano), Cosimo Rega (Gennaro Jovine), Renato Rotondi (Peppiniello), Francesco Sculli (Margherita), Salvatore Striano (donna Amalia)

Regia: Fabio Cavalli

Assistente alla regia: Paola Ermenegildo

Presentatore: Benneth Uche Emenike

Direttore di Scena: Vincenzo Gallo, Francesco Petito

Scene: Marianna De Leoni

Suggeritore: Salvatore Graziano

Costumista: Bruno Chiaroni

Acconciatore: Paolo Cuntrera

Luci: Filippo Gibilras, Michele Traina

Allestimento: Valerio Peroni, Giuseppe Falcone

Musiche: Maestro Roberto Murra

Effetti sonori: Marco Marino

Ripresa video: Fabio Collepiccolo, Sebastiano Tecchio

Foto di scena: Vincenzo Civetta

Supervisione Artistica: Laura Andreini Salerno

 

Note di regia

La nota di regia dovrebbe essere il manifesto della propria interpretazione di un’opera teatrale. Dichiarazione di una personale idea di teatro. 
Nel caso di questo allestimento di Napoli Milionaria, scrivere una nota di regia mi riesce difficile. Non ero mai entrato in carcere, prima, e il lato umano dell’esperienza è stato così intenso da intrecciarsi con quello professionale in modo indistricabile. Provare uno spettacolo per mesi insieme agli attori detenuti, coinvolge la sensibilità in modo totale e l’analisi del percorso teatrale rischia sempre di scivolare verso l’autobiografismo.

Quanto a Eduardo, l’ho sempre considerato un Maestro di drammaturgia, ma questa esperienza me lo ha davvero rivelato:i suoi personaggi, le sue storie sono di una umanità e verità assolute. La sua parola risuona così autentica che appartiene a chiunque. E’ teatralità posseduta da una comunità intera. E alla comunità viene restituita sul palcoscenico in modo amplificato: anche attraverso una voce ancora inesperta, una sensibilità incolta, una professionalità appena nascente. Anzi, forse è proprio così che si lascia meglio comprendere. La parola di Eduardo è così vicina alla vita che in scena anche le maschere calano. Vita e teatro diventano la stessa cosa.

Quanto agli attori, ringrazio prima di tutto il capocomico della Compagnia: Cosimo Rega, animatore autorevole e instancabile. E con lui tutti gli altri compagni di lavoro: entusiasti, determinati, caparbi e, soprattutto, disposti e capaci di mediare fra la spontaneità – direi l’innato istrionismo partenopeo – e la tecnica espressiva, i trucchi del mestiere, la professionalità. Meritano davvero quell’apertura di credito che il Direttore Carmelo Cantone ha concesso loro e che il personale di custodia ha interpretato al meglio.

 

Premio Enrico Maria Salerno per il Teatro X° Edizione  2004 - Edizione del Decennale

Riconoscimento Speciale alla Compagnia dei Liberi Artisti Associati del Carcere di Rebibbia per la rappresentazione di Napoli  milionaria di Eduardo

 

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La Tempesta

La Tempesta

di W. Shakespeare

nella traduzione in napoletano antico di E. De Filippo

Regia: Fabio Cavalli

Compagnia Teatrale “Liberi artisti associati”

2004 – Teatro Libero di Rebibbia N.C.

 

Violenza e colpa, vendetta e perdono, aspirazione alla libertà sono i temi di un dramma che assume accenti autentici dalle voci dei detenuti-attori.

 

Interpreti (e personaggi) in ordine di apparizione: Francesco Carusone (Capitano), Basilio Cariati (Nostromo), Salvatore Buccafusca/Ennio Proietti (Alonso Re di Napoli), Giovanni Pistillo (Antonio), Carmelo Romeo (Gonzalo), Cosimo Rega (Prospero), Salvatore Striano (Ariele), Benneth Uche Emenike (Calibano), Giuseppe Restuccia (Ferdinando), Vincenzo Gallo (Adriano), Raffaele Rescigno (Sebastiano), Vincenzo Scarano/Giuseppe Gaetano (Francisco), Renato Rotondi (Trinculo), Giovanni Arcuri (Stefano), Antonio Bumbaca (marinaio) Giuseppe Gambacorta (marinaio), Franco De Luca (marinaio), Ciro Gemignani (marinaio), Ciro Stavolo (marinaio), Biagio Giffoni (marinaio) e con la partecipazione di Valentina Esposito nel ruolo di Miranda

Regia e Scene: Fabio Cavalli

Assistente alla regia: Paola Ermenegildo

Percussionista: Fabio Rizzuto

Disegno Luci: Alberto Trabucco

Direttore di Scena: Angelo Senese

Suggeritore: Salvatore Graziano

Fonico: Giuseppe Sommavilla

Parrucchiere: Giuseppe Ladini

Attrezzista: Antonio Giannone

Luci: Filippo Gibilras, Ugo De Lucia

Musica della canzone di Calibano: Antonio Sinagra

Registrazione della voce di Eduardo a cura di: Gianfranco Cabiddu

Foto di scena: Alessandra Cavalli, Stefano Dal Pozzolo, Cinzia Sarto

Progetto Grafico: Paola Ermenegildo, Giulio Gentili, Cosimo Rega, Angelo Senese, Benneth Uche Emenike

Supervisione Artistica: Laura Andreini Salerno

 

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Amleto

Amleto

Di W. Shakespeare

Adattamento di Fabio Cavalli e Cosimo Rega

Regia: Fabio Cavalli

Compagnia Teatrale “Liberi artisti associati”

2005- Teatro Libero di Rebibbia N.C.

 

Interpreti (e personaggi) in ordine alfabetico: Giovanni Arcuri (Guildestern), Domenico Artuso (quarto becchino), Salvatore Barile (guappo), Antonio Bumbaca (Marcello), Francesco Carusone (Cornelio), Ugo De Lucia (Laerte), Antonio Frasca (guappo), Vincenzo Gallo (Francisco e primo becchino), Ciro Gemignani (Rinaldo), Raffaele  Pedrazzuolo (Amleto), Salvatore Pesce (Bernardo), Cosimo Rega (Claudio), Raffaele Rescigno (Rosencrantz), Carmine Rispoli (guappo e secondo becchino), Carmelo Romeo (Orazio), Humberto Trujillo Salazar (guappo), Ciro Stolder (Polonio) e con Daniela Marazita (Gertrude) e Valentina Esposito (Ofelia)

 

Adattamento di Fabio Cavalli e Cosimo Rega

Regia: Fabio Cavalli

Assistente alla regia: Paola Ermenegildo

Musiche di scena: Maestro Franco Moretti

Disegno luci: Valerio Peroni

Foto di scena: Alessandra Cavalli, Andrea Grossi

Supervisione Artistica: Laura Andreini Salerno

 

Note di regia

In tutta l’opera di Shakespeare si ritrovano temi e trame che hanno radicali attinenze con i problemi che dominano il contesto carcerario. Se al centro della Tempesta c’è l’attesa della Libertà, l’Amleto è dominato dal principio della Vendetta.

Nell’Amleto il giovane principe, chiamato dalla voce del sangue, dal fantasma del padre, vittima di una faida dinastica, indaga implacabilmente sui colpevoli, con lo scopo di compiere la  vendetta. Amleto è il killer obbligato. Secondo la lucida visione di Carlo Emilio Gadda, in quel contesto, il ristabilimento dell’ordine violato non può compiersi altrimenti che nel sangue della strage finale, nella quale innocenti e colpevoli sono ugualmente sacrificati in un atto di purificazione distruttiva. Solo Orazio resta testimone vivente, incaricato di ricordare ai posteri il rischio mortale che comporta la violazione dell’ordine al vertice di una comunità .

Nell’Amleto si rispecchiano i destini di molti degli attori della Compagnia.  E i destini di tutti noi. Se c’è del marcio nell’antica Danimarca, come ce la passiamo, oggi, fra Roma, Napoli e Reggio Calabria? (Con la sponda delle finanziarie del Nord). Quali faide, tradimenti e lotte fra clan, coprono di sangue le  strade delle città, fino a schizzare i palazzi di un potere lontano ed oscuro? Dalla Fortezza di Elsinore al Maschio Angioino il salto spazio-temporale è quasi impercettibile.

Nella parola scarnificata dei detenuti-attori, l’Amleto è cronaca di oggi ed emblema universale della dialettica fra Vendetta e Giustizia.

Il Candelaio

Il Candelaio

di Giordano Bruno

Regia: Fabio Cavalli

Compagnia Teatrale “Liberi artisti associati”

2007 - Teatro Libero di Rebibbia N.C.

Interpreti in ordine alfabetico: Alessandro Albano, Giovanni Arcuri, Gennaro Aprea, Mario Autiero, Antonio Bumbaca, Francesco Carusone, Antonio Di Summa, Antonio Frasca, Vincenzo Gallo, Vincenzo P. Gallo, Antonio Giannone, Filippo Gibilras, Raffaele Laurenti, Leonardo Ligorio, Petrov Papusci, Salvatore Pelle, Igor Pendiuc, Raffaele Petrazzuolo, Giovanni Piacente, Giancarlo Polifroni, Lallo Porcacchia, Alfredo Ramirez, Raffaele Rescigno, Humberto T. Salazar, Alberto Tofani  e con Daniela Marazita

 

Adattamento e Regia:Fabio Cavalli

Assistente alla regia: Paola Ermenegildo

Musiche di scena:Maestro Franco Moretti

Costumi: Paola Pischedda e Francesca Serio

Tecnico Luci: Riccardo Giubilei

Tecnico del Suono: Gianluca Mattei

Organizzazione: Valentina Esposito e Alessandro De Nino

Direzione Artistica: Laura Andreini Salerno

 

Note di regia

Giordano Bruno – fra i massimi filosofi del nostro Rinascimento -  è noto al pubblico per essere immortalato nell’imponente, torvo bronzo che si erge al centro di Campo dei Fiori, in Roma: la piazza dove finì sul rogo dell’Inquisizione il 17 febbraio del 1600. Dopo otto anni di carcerazione e processi, aveva rifiutato di abiurare alla sua fede laica e libertaria. Per questo fu mandato a morte. Bruno è autore di un’unica commedia: il“Candelaio”. Definita “volgarmente sconcia “ da Carducci, “sprezzante e cinica” per De Sanctis, ma anche “bellissima e abnorme, con fantasia traboccante e amara” (Apollonio), la Commedia in cinque atti, di ambientazione napoletana, è davvero un opera di eccezionale valore, comicissima e, insieme, raffinatissima, capace di traboccanti virtuosismi e invenzioni linguistiche. E’ implacabile la polemica culturale di Bruno contro gli schemi intellettuali della tradizione, la critica dell’ipocrisia, della falsa fede, della vanità. Bruno, per sfoderare ogni arma al vantaggio del proprio apologo contro la cultura e la società del suo tempo, fa ampio ricorso all’allusione sboccata e oscena, alla rappresentazione di un microcosmo urbano in cui si aggirano prostitute, truffatori, ladri e pederasti. Questo appartiene all’inesorabile impeto polemico dell’Autore, non meno che alla tradizione del teatro del Cinquecento. La complessità del linguaggio e della trama, il gran numero dei personaggi, la crudezza delle situazioni sceniche hanno scoraggiato i teatranti dall’affrontare questo capolavoro di divertimento e arguzia. Oggi gli attori della Compagnia dei Liberi Artisti Associati si cimentano in una riduzione che vuole lasciare intatto lo spirito bruniano ma adattarsi al duro contesto del carcere contemporaneo. Tre storie si intrecciano: la follia d’amore di Bonifacio verso la prostituta Vittoria; la frenetica e disgraziata ricerca della pietra filosofale da parte di Bartolomeo; l’ignobile caduta di Manfurio, erudito parolaio, pedofilo e pedante. Sotto la guida di Fabio Cavalli, gli attori scavano nei meandri del testo per sondare le enormi possibilità sceniche, spingendo lo spettacolo verso uno sbocco duplice: lo stretto rapporto col pubblico, tipico del teatro di strada e della giullarata e l’accentuazione - improvvisa e spiazzante - del lato drammatico, notturno e “ferino” delle vicende narrate. Accompagna la messa in scena la musica composta e ed eseguita dal vivo dal Maestro Franco Moretti. 

 

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Dalla Città Dolente

DALLA CITTÀ DOLENTE

di Fabio Cavalli

Regia: Fabio Cavalli

Compagnia Teatrale “Liberi artisti associati”

2008 - Teatro Libero di Rebibbia N.C.

 

Interpreti (in ordine di apparizione): Humberto T. Salazar, Alfredo Ramirez, Cosimo Rega, Alberto Tofani, Giovanni Arcuri, Leonardo Ligorio, Antonio  Giannone, Giancarlo Porcacchia, Gennaro Aprea, Giancarlo Polifroni, Giuseppe  Ladini, Salvatore Pelle, Antonio Di Summa, Antonio Frasca, Mario Autiero, Antonio Bumbaca, Fiilippo Gibilras, Giorgio Sale, Vincenzo Gallo, Giovanni Piacente, Nunzio De Falco, Enzo Gallo, Raffaele Petrazzuolo, Francesco Carusone, Raffaele Rescigno, Igor Pendiuc, Petrov Papusci

 

Drammaturgia e Regia: Fabio Cavalli

Aiuto regia: Paola Ermenegildo

Musiche di scena Maestro Franco Moretti

 

Note di regia

L’Inferno dantesco è la descrizione di un antico carcere. I suoi Canti sono carichi di orrore e condanna per le crudeltà umane, ma anche di pietà per gli sconfitti, di sdegno per le vergogne dei potenti e dei loro servi. La nostra società è ancora condizionata dalla visione del carcere come luogo di espiazione dolorosa. Eppure la Costituzione assegna alla pena ben altra funzione: offrire a chi ha subito la condanna una nuova opportunità, attraverso lo studio, la formazione professionale, la riflessione etica, la letteratura, il teatro. Dalla disperazione dell’Inferno, Dante esce infine “a riveder le stelle”. Dalla nostre “città dolenti”, attraverso la voce degli interpreti, emerge un percorso nuovo, poetico ed etico, attraverso la caduta, la pena, il riscatto.

 

La Compagnia dei Liberi Artisti Associati ha ricevuto il prestigioso Premio Anima Sezione Teatro per lo Spettacolo Dalla Città Dolente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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